Intervista a Luis Hernandez Navarro sulla guerra al narcotraffico e sul Messico.

Tornano le interviste di 20ZLN. Stavolta abbiamo intervista un giornalista della Jornada: Luis Hernandez Navarro. Con lui parliamo della guerra al narcotraffico, la situazione politica nel paese e il momento delle lotte sociali.
Come sempre trovate l’audio originale, e la traduzione scritta completa.

Cos’è la guerra la Narco-traffico in Messico e cosa ha comportato nel paese?

Per capire il significato della guerra al Narco-traffico creata dall’ex presidente Calderon sia necessario paragonarla all’invasione dell’Iraq fatta da Bush.

Calderon arriva alla presidenza del Messico in maniera molto questionata e con una frode elettorale e quindi con un grande problema di legittimità.

Inizia così la guerra la narco-traffico per rinforzare la sua linea di comando, e per guadagnare legittimità. Nei primi anni quest’operazione ha dato a Calderon buoni risultati dal punto di vista dell’opinione pubblica. Però nel paese la guerra al narco traffico ha portato effetti disastrosi, 12000 morti, molti dei quali per danni collaterali, molti dei quali giovani, oltre ad oltre 20.000 desaparecidos. Una situazione terribile soprattutto in alcuni stati. Però quest’operazione non ha dato risultati reali contro il traffico della droga, per esempio il prezzo della cocaina negli stati uniti d’america non si è modificato in questi anni, questo dimostra che nel Messico non si è bloccato il trasporto di cocaina, se no ne sarebbe arrivata meno negli stati uniti e il prezzo si sarebbe dovuto alzare.

Quando arriva Enrique Pena Nieto, nella sua campagna ha usato il motto “torna il PRI che sa come fare le cose”. Il nuovo governo tenta di togliera dall’agenda politica il tema “droga” pensando che senza parlare del problema, il problema scompare soprattutto dal punto di vista dell’opinione pubblica.

Ma quello che esce dalla porta può rientrare dalla finestra, così quando esplodono i conflitti, come quello in Michoacan con la polizia comunitaria, succede che quando Pena Nieto va a davos circa un anno fa, si scontra con il mondo che gli chiede cosa sta succedendo nel paese….così com’è successo recentemente con i fatti di Ayotzinapa. Detto chiaramente che in questi primi due anni di governo non ci sono stati cambi nella gestione della questione narco-traffico se non nella questione comunicativa.

Esiste una relazione politica tra Calderon e Pena Nieto?

Esiste nel senso che, a parte le differenza di partito, continuano e si approfondiscono le politiche neoliberali nel paese. Esiste anche un patto base tra i due, per esempio con le 11 riforme strutturali che sono state approvate dal governo Nieto con l’appoggio incondizionato del PAN.

Vediamo che c’è questa continuità: la continuazione nelle riforme neoliberali nel paese e anche nelle politiche di amministazione della sicurezza pubblica non ci sono differenze significative tra uno e l’altro.

Il fenomeno dei “desaparecidos” inizia con la guerra al narco-traffico in Messico o anche prima?

No, esiste una storia molto lunga di desaparecidos nel paese. Per esempio nella cosiddetta “guerra sporca” , ovvero nella guerra che lo stato messicano ha condotto contro le rivolte politiche nel Guerrero e in altri stati della Repubblica, scomparirono oltre 500 persone. Insomma c’è un precedente. Un precedente in cui non ci fu mai ne giustizia ne una chiarezza in quel che successe e che crea il clima di impunità. La sparizione forzata di questi giorni ha così un’antecedente storico, che inizia molto prima della politica di Calderon e si lega a stretto giro con la storia della Guerra Sporca degli anni ’70.

Dove e come si colloca la vicenda dei 43 studenti di Ayotzinapa in questa complessa storia?

Ayotzinapa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso; è stata il “salto quantitativo” che ha prodotto quello “qualitativo” sia per quanto riguarda la risoluzione dei problemi nella società messicana, che la regolamentazione per far fronte a questi problemi.

Alla luce di questo, due cose appaiono chiare: la prima è la prova dell’ evidente “decomposizione” del sistema giudiziario messicano e delle leggi. La seconda è il patto di impunità che esiste tra i politici messicani, e che li porta a coprirsi le spalle l’un l’altro.

I fatti di Ayotzinapa mandano all’aria tutto questo e fanno sì che migliaia di persone inizino ad esigere la fine di questo patto di impunità.

E le altre lotte del paese che ruolo hanno?

Esiste senza dubbio un’ enorme crisi a livello di rappresentanza politica: il sistema di partiti attuale, così come sta funzionando, non funziona. C’è un enorme deficit a livello di rappresentatività ed il patto che a suo tempo portò a formulare il sistema partitico attuale, oggi sta letteralmente agonizzando. E credo che questa sia la prima espressione della crisi di cui stiamo parlando.

Siamo di fronte ad una crisi politica di un’ estensione e di dimensioni impensate, nella quale oltre al problema primario dell’impunità pubblica appaiono anche altri elementi quali il conflitto di interessi a livello presidenziale, la mancanza di trasparenza nei rapporti tra imprese, contratti per le opere pubbliche, critici, etc etc… in più occasioni portati alla luce da organismi internazionali e riviste come l’Economist.

La prospettiva, all’ interno di questa annosa crisi, è quella di elezioni intermedie, per rinnovare la camera dei deputati e i governi locali.

Il movimento popolare intanto continua nella sua effervescenza, ospitando un intenso dibattito interno riguardo a come affrontare la situazione: ci sono forze che puntano a ricostituire il paese tramite una nuova costituente cittadina e popolare, alla quale i partiti non possano partecipare direttamente.

L’idea della costituente ha diversi aspetti ieri per esempio è stato il 98° anniversario della costituzione, ed abbiamo assistito a due espressioni molto importanti: la prima è stata una riunione a città del Messico con il vescovo Raul Vera alla quale hanno partecipato varie figure, come i movimenti per i diritti civili e alcune delle forze politico-sociali non partitiche del paese; l’altra invece è stata una riunione ad Ayotzinapa con tutte quelle forze che fino ad ora si sono coordinate per spingere la lotta per la presentazione con vida dei desaparecidos. E qui troviamo il nostro primo asse portante, laddove la richiesta di “presentacion con vida” dei desaparecidos rimane ancora un tema centrale. Oggi, questo si complica ancora di più con l’emergenza di una crisi economica profonda: tagli enormi ai presupposti, licenziamenti nel settore pubblico, etc etc… segnali che ci fanno prevedere che questo sarà un anno di conflittualità e mobilità sociale simili a quel che abbiamo vissuto negli ultimi tre mesi dello scorso anno.

E gli zapatisti in tutta questa storia hanno un ruolo?

Io credo che gli Zapatisti giochino un ruolo centrale in tale il processo, in primo luogo per come, nelle loro “trincee”, stanno costruendo un mondo diverso, un altro paese. E non lo stanno facendo a partire dalle parole, bensì dai fatti. Questa loro esperienza di costruzione e armonia è servita da punto di riferimento centrale per molte delle altre lotte che sono emerse nel paese, a cominciare dalle famiglie dei desaparecidos. Ci sono stati un paio di incontri con gli Zapatisti, incontri di riflessione e solidarietà molto importanti.

Però senz’altro l’ importanza degli Zapatisti sta nel fatto che in tutte le lotte che oggi stanno guidando il movimento indigeno del paese contro la privazione delle terre, gli Zapatisti giocano ancora una volta un ruolo centrale, così come lo giocano tra le giovani generazioni, che vedono nella ribellione zapatista un esempio di etica molto importante al quale ricorrere nelle proprie lotte e rivendicazioni.

 

Ringraziamo La Zulia per l’aiuto nella traduzione