Quanto pesa il primo di gennaio?

Si puo’ raccontare la fine di un anno con l’inizio del nuovo? E un 31 dicembre a partire dal primo di gennaio? Si puo’ riaprire gli occhi mentre il nostro mondo si attarda nei saluti prima di lasciarsi alle spalle qualcosa? Si se puede!

Alle 5 in punto l’eco di una voce maschile risuona ripetutamente negli altoparlanti. Contro ogni previsione, avvolto nel sacco a pelo, ho tenuto la posizione per tutta la (breve) notte in elegante stile mummia. In un tempo infinitesimale annodo le mie chincaglierie ai fili dell’amaca, scavalco un paio di ultracorpi avvolti nei loro sudari e acchiappo alla tienda del Caracol una taffa di cafesito fumante prima di salire il sentiero fangoso che porta al campo da basket.

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Sei compas attraversano il perimetro del campo a passo militare, in mano la bandiera tricolorata messicana e quella nera a scritte rosse dell’EZ.

In sequenza, accompagnate dai rispettivi inni, vengono issate sui due pali piu’ alti di Morelia, il Caracol IV o “Torbellino de nuestras palabras”. Nella nebbia, che fa da morbida cornice al rispettoso silenzio dei tanti zapatisti e dei pochi internazionali, si levano un mare di voci. Un mare per davvero, roba forte. Per uno poco amante di patrie e bandiere è un’emozione spuria che punge e incuriosisce. Tuona ancora qualche botto a segnalare che la festa, che riemerge nella testa a colpi di freschi flash, non finisce qui. Il primero de enero, il giorno che saluto’ la ribalta pubblica dei nuovi zapatisti con la conquista dei 7 municipi nel lontano e vicino ’94, non è ancora cominciato.

Si festeggia, a modo nostro, come e piu’ degli altri. Sì, perche’ a Morelia i saluti agli anni che vengono e che vanno si sommano all’anniversario dei vent’anni dal levantamiento e quest’ultimo al cambio della locale Giunta di buon governo…che gustosa mescolanza di saluti, a cavallo tra ieri e oggi.