Oventic….dove il tempo si ferma

Volere tutto e subito non va bene quando si tratta con lo Zapatismo. Non solo non va bene ma fa anche un po’ male. La cosa incredibile per una persona come me che vive tutto con una velocita’ e una fretta spesso esagerata e’ che da quando arrivo al cancello di Oventic mi fermo. E come se il tempo si fermasse e con lui i miei ritmi. Questa magia finisce non appena mi metto ad aspettare il combi o il mezzo di fortuna che mi riportera’ a San Cristobal. Ed e’ proprio in quel momento che le due velocita’ cozzano, si scontrano e mi fanno pensare. Anche oggi e’ andata cosi’, anche dopo tanto tempo.

Ci svegliamo presto. Abo mi guarda stranito quando suona la sveglia, poi sorride.

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Io sono carichissimo. Tornare a Oventic e’ sempre una gioia immensa. Oventic e’ il Caracol piu’ vicino a San Cristobal, e’ a circa 1 ora di strada. La nebbia non ci molla un attimo. Facciamo fatica a trovare un combi. Una volta i mezzi collettivi andavano per la maggiore ora invece la fanno da padrone i taxi. Non demordiamo e ne prendiamo uno che si ferma a San Andres. San Andres e’ una citta’ vera e propria ma e’ anche un municipio autonomo zapatista, credo il piu’ grande. San Andres Larrainzar e’ il nome ufficiale della citta’ ma diventa¬†San Andr√©s Sacamch’en de los Pobres. Arriviamo a San Andres e il conducente ci lascia ad un taxi con direzione Oventic. Non e’ un vero taxi, diciamo che e’ una macchina collettiva. Arriviamo ad Oventic in 4. 2 entrano subito. Noi parliamo con il compas base di appoggio dell’EZLN che e’ di guardia. Ci presentiamo e lui va a chiamare la commissione di vigilanza. Ci registrano.

Da adesso in avanti il tempo si ferma, i minuti o le ore per me non passano mai, accetto tutto, non discuto, mi perdo nei tempi e nelle regole zapatiste.
Non possiamo parlare con la Junta de Buen Gobierno perche’ e’ troppo impegnata nei preparativi dell’esquelita. D’altra parte pensate voi cosa significa ospitare 4500 persone nel giro di due settimane portandole in giro con mezzi collettivi, smistandole, dargli da mangiare ecc ecc ecc. Pero’ ci permettono di fare un giro nel Caracol. Per la prima volta in tanti anni lo vedo poco aperto al pubblico. Capisco ora cosa significano le parole del Sup Moises quando dava lo stop a tutti i progetti. Anche il comedor e’ chiuso.

Siamo accompagnati per il Oventic da due compagne indigene, ci ridiamo e scherziamo, parliamo del tempo, della nebbia e della pioggia. Abo racconta loro che da noi in Italia a Milano fa piu’ freddo. La nebbia e’ ancora li, noi siamo nel campo da basket nonche’ luogo adibito alle feste ufficiali. Oggi e’ spoglio, ma il 31 di dicembre sara’ pieno di vita. La scuola si e’ ingrandita ma non si puo’ andare nemmeno li oggi. Risaliamo con il giusto tempo, quello di fare qualche foto, di chiacchierare con le due compagne, di comprare una sciarpa in una tienda de artisaneria e fermarci a bere un caffe’ e una coca cola con le due zapatiste.

Scriviamo una lettera che vogliamo lasciare alla Junta. Non si puo’ fare nemmeno questo. E’ un compagno dallo spagnolo perfetto, dalla corporatura robusta, dagli occhi pieni di dignita’ e dalla voce molto profonda a dircelo. Raramente ho sentito un compas con quella proprieta’ di linguaggio. E’ un compa che sa bene quello che succede e ci dice di portare la lettera ad Enlace Zapatista. Tanta forza e tanta dignita’ in poche parole e in uno sguardo, e si perche’ se uno viene in Chiapas si accorge che le popolazioni indigene vivono se stesse con la vergogna di essere indigene, se sei bianco raramente ti guardano in faccia, guardano per terra, non alzano mai la voce e chiedeno sempre perdono. Le compagne e i compagni zapatisti sono diversi. Ti guardano, ti rispondono, ti danno la mano quando saluti. 20 anni di lotta lasciano il loro segno.

Usciamo da Oventic e appena ci mettiamo ad aspettare il combi la nebbia che e’ ancora li si impadronisce di me. E’ la sesta volta che vengo qui, non so quante volte sono stato ad Oventic. Non ho mai chiesto nulla e oggi che chiedono mi dicono di ritornare ma non si quando. Mi aspettavo che sarebbe andata cosi’, anzi lo sapevo.Conosco i tempi e la parola Zapatista, e’ verbo per me, ma oggi sono un po’ deluso, speravo potesse succedere qualcosa di insperato. Continua a rimanere verbo, forse anche di piu’ perche’ il loro motto “facciamo quello che diciamo e diciamo quello che facciamo” e sempre piu’ vero. Resistono da 20 anni con i loro tempi, chi sono io per metterli in discussione? Volere tutto e subito qui non va bene e non fa bene. Ci faccio i conti. Tornati a San Cristobal mi precipito a Enlace. Lascio la lettera. Aspettiamo.

A San Cris c’e’ il sole, andiamo a giocare a Basket. Abo mi fa perdere il 2 vs 2. Odio perdere al campetto.

Adesso andiamo al cinema.

P.S.Lo zapatismo e’ la cosa piu’ grande in cui mi sia mai imbattuto, mi fa bene star qui, mi fa bene perdermi nei loro tempi, mi fa bene quel senso di sospensione temporale quando sto da loro, mi fa bene lottare con le mie contraddizioni.