Frayba. Storia di nativi, diritti e vescovi

L’intervista calendarizzata per ieri è stata prima posticipata di un’ora, poi di un giorno. Dev’essere per questo che stamattina camminavamo a grandi passi, su e giù dagli alti marciapiedi del Cerrillo, per raggiungere prima possibile la sede del Frayba.

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Alle origini della storia di oggi ci sono due vescovi. Uno appena più giovane di Cristoforo Colombo, l’altro coetaneo di Mike Bongiorno. Bartolomé De Las Casas, prima che vescovo di San Cristobal (la citta’ gli deve metà del nome attuale), era un encomendero pentito che tra i primi si battè contro il colonialismo e la condizione di semi-schiavitù che i conquistadores imponevano ai nativi. Bartolomé, promotore della conversione pacifica degli indigeni, fu un antesignano della teoria del buon selvaggio. Anche Samuel Ruiz Garcia (classe 1924) fu nominato vescovo di San Cristobal. A distanza di 450 anni, si battè per il rispetto delle popolazioni indigene del Chiapas e fu mediatore nel conflitto tra EZLN e governo federale fino alla sua scoparsa un paio di anni fa.

Il Frayba, centro per i diritti umani, fu fondato dal secondo nel 1989 ed è intitolato alla memoria del primo. Attraverso la difesa legale, la raccolta di denunce e il lavoro degli osservatori internazionali, il Frayba si batte da 25 anni per la conquista dei diritti individuali e comunitari delle popolazioni native nello stato del Chiapas.

Dopo un quarto d’ora di panchina, un thé verde e l’incrocio casuale con un attivista nostrano, incontriamo il direttore del centro nel suo ufficio. Salita una scala stretta e colorata ci troviamo in questo stanzino semplice e colmo per meta’ di scartoffie e per meta’ di chincaglierie che come tanti postit invitano a domandare e raccontare storie di vita. Oggi abbiamo fatto questo. Il risultato della chiacchiera-intervista lo troverete nel libro di #20zln.

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