Tulan Ka’u, Cavallo Forte [Fotoreportage]

‘Una Balena sulle Montagne’, questo il titolo del comunicato con cui è stata annunciata la seconda edizione del festival del cinema zapatista e i numerosi eventi che seguiranno in questo mese di dicembre, tra cui il festival di danza, l’incontro in difesa della terra e il secondo ‘encuentro internacional de mujeres’.

 

La balena che ha sfidato le leggi fisiche terrestri per atterrare nell’altipiano del sudest messicano è un immenso auditorium di legno sulla cui cima svetta una stella rossa. Arrivando da San Cristobal de las Casas al nuovo Caracol Tulan Ka’u, Cavallo Forte, il cetáceo architettonico non è l’unico elemento surreale che ci spiazza. Lungo il tragitto in furgoncino, durato poco meno di due ore, ci hanno accompagnato centinaia di bambini, bambine, donne, uomini, anziani e anziane partecipanti di un’infinita staffetta in cui centinaia di torce infuocate vengono passate di mano in mano tra diverse città ciapaneche. È la celebrazione della festa della Vergine di Guadalupe, la madonna che secondo la mitologia cristiana apparve al santo indigeno chichimeca Juan Diego Cuauhltatloatzin. Un evento che dà l’idea del radicamento della cultura cattolica in Chiapas ma anche della capacità dei popoli originari di riappropriarsi dei culti dei colonizzatori per continuare a celebrare l’importanza della madre terra: un sincretismo religioso che coinvolge il culto della Vergine e quello ancestrale per la fertilità e il territorio.

 

Un cartello con un grande cavallo nero ci dà il benvenuto nel Caracol 11. Chiediamo all’autista di farci scendere. Dei grossi cartelloni che affacciano sulla strada mostrano delle donne col passamontagna e pubblicizzano gli eventi zapatisti.  Due miliziani/e ci danno il benvenuto. All’entrata c’è un percorso tracciato nel terreno che ci porta davanti a diverse installazioni artistiche fatte di scarti industriali, televisori rotti, luci colorate, rumori sinistri e attori con sembianze aliene o mutanti che incantano il pubblico con movenze robotiche e fluttuanti.

Più avanti un’insegna al neon e un cartellone con Frankestein che beve un caffè indicano la mensa e il bar. Per arrivare all’auditorium c’è una scalinata e bisogna attraversare altre installazioni come un occhio guardingo proiettato su un cerchio di tela, cumuli di giradischi, pezzi di computer e metallo illuminati di diversi colori, e animazioni di zapatisti e alieni proiettate sulla facciata dell’Auditorium.

 

Il programma del festival è fitto, con cortometraggi, documentari, film di fiction, docu-serie e film d’epoca, come ‘Los Tres Garcias’. Le storie proiettate raccontano della vita nelle periferie messicane (come Chiquarotes di Gael Garcia Bernal), delle occupazioni abitative (Antes del Olvido di Iria Gomez), del narcotraffico che distrugge le comunità (Polvo di Chema Yazpik, Oro Verde di Cristina Gallego y Ciro Guerra), dei desaparecidos  (Soles Negros di Julien Elie), di migrazioni verso la frontiera (Sonora di Alejandro Springall) e femminismo (Nosotras di Natalia Beristain e la produzione netflix Lorena, pies ligeros di Juan Carlos Rulfo).

Ad accompagnare le proiezioni ci sono spettacoli teatrali, soprattutto rivolti ai bambini e le bambine. Dei ragazzi argentini vestiti con gonne e parrucche annunciano di voler combattere l’uomo perfetto mentre inscenano un viaggio intergalattico fatto di comicità e riflessioni.

Oltre agli spettacoli ci sono anche i workshop di produzione cinematografica in cui professionisti rinomati lavorano in gruppo con i Tercios Compas, i comunicatori e le comunicatrici dell’EZLN.

La sera di venerdì 13 la comandancia al completo ha consegnato premi e riconoscimenti agli invitati e le invitate del festival e ha annunciato l’inaugurazione del Caracol e della Giunta di Buon Governo per il giorno successivo. Galeano ha letto un racconto in cui Calamidad, una bambina ‘iperattiva’, fa tribolare il SupMarcos e i vari personaggi dei suoi racconti, tra cui il Gato-perro e Defensa Zapatista, fino poi a conquistarsi il loro affetto e rispetto. Un elogio della ribellione infantile.

Alle 4 del mattino di sabato, mentre nella nostra tenda tremavano dal freddo bardati con sciarpe e cappelli, e avvolti nel nostro sacco a pelo, il suono di un corno ha annunciato l’inizio delle celebrazioni. A seguire petardi, grida e rulli di tamburi. Al mattino, quando il sole ha sciolto i nostri muscoli intorpiditi, si sono tenute le celebrazioni pubbliche in cui è stata presentata la giunta di Buon Governo ‘Semilla que florece con la conciencia de l@s que luchan por siempre’ e i rappresentanti delle altre comunità hanno espresso il loro sostegno al Caracol nascente. È stato consegnato il bastone tradizionale alla giunta entrante e sono stati letti i comandamenti del governo zapatista tra cui il famoso: il popolo comanda, il governo obbedisce. Poi ancora fuochi d’artificio, grida e musica tradizionale norteña. La sera i festeggiamenti sono continuati sotto al palco fino a notte tarda con musica dal vivo e balli con le basi d’appoggio, i miliziani, le miliziane e il pubblico del festival.

 

Lunedì 16 siamo tornat* a Tualn Ka’u per l’inizio del festival di danza ‘Bailate otro Mundo’. Gli spettacoli sono iniziati nella ‘balena’, con performance di danza contemporanea, teatro-danza, il ballo sacro del cervo della popolazione Yaqui e un balletto di danza classica. C’è chi si ispira a una storia d’amore, chi mette in scena le gesta di Zapata e chi, come la storica compagnia militante Barro Rojo, interpreta il dolore di una madre in cerca di suo figlio desaparecido. La direttrice culturale di Barro Rojo spiega che: “quello che ci ha fatto venire qui è il movimento, perché tutto nel mondo è movimento: movimenti sociali, cortei, la danza… il movimento del corpo che coinvolge l’anima degli esseri umani nella lotta per i loro ideali”.

 

Il festival è continuato all’aperto, sul palco, per la danza del ventre, la danza butoh e la musica popolare messicana. Nel campo da basket del caracol si sono esibite le compagnie di danza del EZLN che hanno messo in scena attraverso il ballo il cambiamento sociale portato dallo zapatismo e l’organizzazione del lavoro collettivo nelle comunità. Nel mezzo uno spettacolo di due giovani clown provenienti da Città del Messico che hanno fatto divertire il pubblico, ad esempio soffiandosi il naso con il paliacate rubato a uno zapatista.

Nel pomeriggio laboratori di danza contemporanea, espressione corporea e giocoleria. La giornata si è chiusa con l’esibizione di una bambina  con il passamontagna che balla dando la schiena al pubblico, interpretando una musica scritta come tributo ai bambini e alle bambine zapatiste che lottano nelle comunità. Nel frattempo un arcobaleno completo e la luce rosa del tramonto hanno illuminato il caracol mentre aspettavamo che passasse un furgone che ci riportasse città.

Il Festival continuerà nell’altro ‘giovane’ caracol Jacinto Canek, nato da pochi mesi nell’Università della Terra CIDECI, con un programma ricchissimo tra cui danza popolare, araba, africana, hip hop, azioni partecipative e performance.

In attesa degli appuntamenti più politici, l’incontro in difesa della terra e quello delle donne, abbiamo avuto la fortuna di passare una settimana di cultura e arte popolare in un festival che è riuscito a intrecciare la cultura indigena con l’avanguardia contemporanea, l’immaginario zapatista con quello post-industriale senza mai perdere di vista l’orizzonte di lotta, giustizia e solidarietà.