Secondo racconto dall’escuelita zapatista: La Realidad/Casita – l’evoluzione

“Es territorio zapatista, es Chiapas, es México, es Latinoamérica, es la Tierra. Y es diciembre del 2013, hace frío como hace 20 años, y, como entonces, hoy una bandera nos cobija: la de la rebeldía.” (Subcomandante Insurgente Marcos – Rebobinar 1 – 28 dicembre 2013)

Fa freddo, cioe’ no ma qui dicono di si. Continuano a dirmelo dal mio “votan” al padre della famiglia dove vivo, e gli altri membri della comunita’. Lo dicono loro, lo scrive il Sup Marcos nell’ultimo comunicato. Significa che fa freddo veramente. Diciamo che il freddo proprio tra La Realidad e Casita non l’ho sofferto. Ho il sacco a pelo estivo, verso le 4/5 del mattino mi sono messo dentro oggettivamente, ma insomma il freddo io penso sia altra cosa. Ma qui per loro fa freddo e sicuramente c’e’ tanto tanto fango.

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Dichiarazione di guerra

Los de Abajo
Gloria Muñoz Ramírez
Tutto è cominciato con una dichiarazione di guerra. L’ultima opzione, dissero, ma una guerra. Molti allora dissero che tutto fu simbolico, che le armi non importavano, che non si trattava di un esercito regolare, bensì di un gruppo di pezzenti con fucili di legno. Ma ci fu e c’è una guerra. Si presero allora sette città, si aprirono le porte delle prigioni stracolme di indigeni innocenti, si distrussero i palazzi municipali, simboli del potere e dell’ignominia; si recuperarono terre, proprietà e bestiame in possesso di proprietari terrieri e cacicchi; si disarmarono poliziotti e guardias blancas; si fece un prigioniero di guerra.

Escuelita Zapatista: La Realidad parte 1 – emozioni

Una serie di racconti perche’ le cose da dire sono tante. Tantissime. Questo scritto di botto, di getto, senza bloccare il flusso di sensazioni del momento.

10 ore di viaggio per arrivare alla Realidad. In carovana, 7 combi. Noi siamo in 17. Non c’e’ spazio per dormire. Si rompono 2 mezzi. Le ultime 2 ore nella selva sono fatte con due carri da lavoro, risultato in tanti si sta in piedi sotto l’acqua, e da dopo Guadalupe Tepeyac anche alla polvere della strada sterrata.

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Pronti, partenza anticipata e via: escuelita

Dopo tanti anni torno studente. Sono uno dei 4500 studenti della scuola zapatista. Dire che sono emozionato e dire poco, dopo tanti anni succede ancora cosi’.

Andiamo al CIDECI presto convinti di essere in netto anticipo per l’apertura delle inscrizioni definitive al secondo turno del primo livello della scuola zapatista.
Non ci sbagliamo. Aspettiamo un oretta circa prima di essere ricevuti con il numero 21 e 22 tra gli inscritti internazionali. Da subito capiamo che si parte prima del previsto, gia’ domani, cioe’ non il 25 ma il 24. Il natale sara’ fatto nella nostra famiglia.

L’ansia e’ tanta. Le possibilita’ sono 5 come 5 sono i Caracoles. Ho il mio ordine di preferenza. Ovviamente non lo diro’ mai qual’e’ pero’ e’ normale che dopo un po’ di viaggi tra le/i compas e i Caracoles uno ne possa preferire uno.

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Subcomandante Marcos: Rewind 2

REWIND 2:

Dicembre 2013
“Uno sa di essere morto quando le
cose che lo circondano hanno smesso di
morire.”
Elías Contreras
Professione: Commissione di Investigazione dell’EZLN
Stato Civile: Defunto.
Età: 521 anni e più.
descargaÈ l’alba, e se me lo domandassero, ma non l’hanno fatto, direi che il problema con i morti sono i vivi.
Perché poi generalmente si scatena la disputa assurda, oziosa e indignante sulla loro assenza.
Quel “io li ho conosciuti-visti-mi hanno detto” è soltanto l’alibi per nascondere il “io sono l’amministratore di quella vita perché amministro la sua morte”.
Qualcosa come il “copyright”della morte, convertita dunque in mercanzia che si possiede, si scambia, circola e viene consumata. Per questo esistono perfino istituzioni: libri storiografici, biografie, musei, effemeridi, tesi, giornali, riviste e dibattiti.