
Buonasera compagni, compagne.
Un saluto, tanti saluti a tutte e a tutti, compagne e compagni presenti delle comunità basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. E ai migliaia di compagni e compagne basi di appoggio dei dodici caracoles che sono stati presenti al semillero che si è appena concluso e che ora stanno celebrando con noi, restando attenti nei loro caracoles e nelle loro comunità.
Un saluto ai compagni e alle compagne insurgenti e ai compagni e alle compagne miliziani, a quelli che sono presenti e a quelli che non sono presenti. Un saluto anche a tutti i nostri compagni, compagne, fratelli e sorelle che sono presenti e a quelli che non sono presenti nel mondo.
Come è già stato detto, trentadue anni fa, come ha già detto il compagno, ciò che facemmo trentadue anni fa lo facemmo con rabbia degna. Continuiamo oggi perché non si è ottenuta quella che è la libertà, la giustizia e la democrazia per il nostro popolo del Messico. Lo facemmo perché non ci rimase altra scelta.
Possiamo fare l’elenco del perché ci è successo questo. Il compagno lo ha già detto: non chiusero le porte, non chiusero le finestre, non chiusero nemmeno le fessure i cattivi governi e i ricchi che chiamiamo sistema capitalista. Questo è per dimostrare che così sono e così saranno fino a quando il popolo del Messico non si solleverà.
Perché continuano quelle cose che il compagno ci ha elencato: l’ingiustizia, la miseria, la disuguaglianza, la repressione, l’umiliazione, il saccheggio. Vale a dire che non si può umanizzare il capitalismo: sono criminali.
Ma è anche per dimostrare al popolo del Messico e al mondo che soltanto dando la vita e il sangue si può ottenere ciò che loro oggi dicono tanto nei loro discorsi. Come chi ora è al potere e dice, a volte dice così: “mi consegno corpo e anima al popolo del Messico”. Per noi questo non è vero.
Perché se vogliamo fare l’elenco di come sta il Messico, da trentadue anni siamo testimoni e testimoni. E da molti più anni prima. Che cosa è successo nel ’68? Fino a oggi non c’è giustizia. Che cosa è successo alle donne di Ciudad Juárez? Che cosa è successo con Ayotzinapa?
E molti altri casi in cui questo si è visto chiaramente e non c’è giustizia. E molte migliaia in più, di cui non si conosce il nome e non si sa dove siano. Allora, dov’è tutto questo che dice “mi consegno con tutto il mio corpo e con tutta la mia anima”? Ci mentono.
Lo diciamo solo per segnalarlo, perché i nostri giovani e le nostre giovani oggi devono saperlo: continuano a ingannarci e continueranno a ingannarci. Non solo noi, noi popoli originari del Messico. Anche tutti i nostri fratelli e sorelle dei diversi settori di lavoratori e lavoratrici di questo popolo del Messico.
Non è vero quello che ci stanno dicendo oggi. Lo diciamo al popolo del Messico, ai nostri fratelli e sorelle presenti qui e a quelli che ci ascoltano attraverso altri mezzi. Crediamo che anche là dove vivono vengano ingannati allo stesso modo. Siamo sicuri che così funziona il capitalismo, il sistema, nel mondo. Non ci diranno mai la verità e non lo faranno mai davvero.
Abbiamo bisogno di conquistare la giustizia, la libertà e la democrazia. Non ce le consegneranno. Ma noi zapatisti, uomini e donne, oggi sappiamo che è necessaria una vera organizzazione per riuscirci pacificamente.
La nostra lotta pacifica, quella che dobbiamo fare noi poveri. Non quella lotta pacifica di cui parlano loro, che dicono di fare cambiamento. Per loro, per loro che oggi sono al potere, dicono di non essere violenti. Ma com’è questa cosa? Se non sono violenti, perché non presentano chi sono quelli che hanno fatto ciò che hanno fatto agli studenti di Ayotzinapa e a tutti gli altri? Perché continuano a farci quello che ci fanno?
I cambiamenti che fanno, le riforme che fanno, quelle che dicono di fare, non sono per noi, per il popolo del Messico. Quelle riforme sono per i ricchi del Messico e per i ricchi transnazionali che vogliono essere padroni del pianeta Terra.
Lo diciamo sinceramente: se noi ci organizziamo come popoli di sotto, non ce lo permetteranno. Ne siamo testimoni. Ogni giorno, lungo questi trentadue anni, ci hanno perseguitato perché non vogliono che questo diventi davvero un esempio per quelli che siamo noi, noi di sotto.
Non è vero quello che fanno quelli che sono i capataz di questi cattivi governi. Il loro padrone sono i banchieri e i ricchi imprenditori transnazionali. Loro sono il governo. Tutti gli altri sono solo capataz, amministratori, sorveglianti: obbediscono.
Per questo non è vero che in Messico esista una “quarta” per i poveri, come dicono. Non è vero. Esiste una quarta trasformazione, sì, ma di come migliorare il modo in cui continueremo a essere dominati, manipolati, calpestati, saccheggiati e, meglio ancora per loro, se questo diventa schiavitù. Questa è la quarta.
Allora, compagni e compagne, fratelli e sorelle presenti qui e nel mondo che ci ascolta, è per questo che facemmo ciò che facemmo trentadue anni fa. La verità, come ha già detto il nostro compagno, era il dolore e la tristezza. E non era una menzogna, grazie ai nostri compagni caduti nel ’94. Ma sapevamo, avevamo chiaro, che ne valeva la pena.
E solo così, fratelli e sorelle presenti qui e quelli che ci ascoltano attraverso altri mezzi, solo così abbiamo potuto conquistare ciò che siamo. Oggi ci governiamo da soli, nonostante tutti gli apparati politici, ideologici ed economici che ci hanno imposto. Ma non ci riusciranno.
E perché non ci riusciranno? Perché siamo disposti. Così come accadde trentadue anni fa. Non lo vogliamo, certo che non lo vogliamo, ma sappiamo che non ce lo permetteranno. E un giorno decideranno di usare il loro esercito. Ed è allora che dovremo sapere come difenderci.
Ma è lì che dobbiamo chiarire ciò che stiamo dicendo oggi con la parola. Qual è questo? Non ci lasceranno avere libertà, giustizia e democrazia per noi popolo. Quelle cose sono loro proprietà: dei cattivi governi, dei ricchi del Messico e dei transnazionali. Per il popolo no. Per questo “prima i poveri” è una menzogna.
Allora, compagni e compagne, confermiamo ancora una volta che continueremo nella nostra lotta politica, ideologica e pacifica. Perché noi non vogliamo la morte. Noi vogliamo la vita. Ma vogliamo una vita che decidiamo noi, non quella che decidono quelli di sopra.
Loro non sanno come deve essere la buona vita. Non conoscono la sofferenza, il sacrificio, il dolore, la tristezza e l’amarezza. Non li conoscono. La ricchezza che hanno la estraggono dalle spalle delle donne e degli uomini lavoratori del campo e della città.
Per questo diciamo e confermiamo che continueremo la lotta. Ma con un orizzonte che ora abbiamo condiviso e di cui abbiamo parlato molto: il comune. Dove non vogliamo proprietà. Perché è questo che ci ha resi come siamo: divisi. È lì che ci hanno iniettato l’individualismo del sistema capitalista.
Hanno voluto conquistare terreno. Come lo conquistano? È molto semplice da capire, ma bisogna saperlo capire perché ci hanno ingannato. Hanno comprato, comprano. Le elemosine che danno, quegli avanzi che distribuiscono, sono questo: comprano la coscienza.
E ora, guardate, dicono che consegnano direttamente al popolo, alle comunità. Questo significa che stanno confermando che quelli che stanno nel potere esecutivo, cioè governatori e presidenti municipali, hanno rubato. E hanno paura. Anche se dicono di essere un governo di trasformazione, lo sanno, ed è per questo che vogliono consegnare direttamente alle comunità.
È un’arma a doppio taglio, politica e ideologica. Perché vogliono restare al potere, come quando c’erano il PRI e il PAN. Lo dicemmo nel 2018 e oggi si è realizzato quello che dicemmo. Non lo inventiamo: lo vediamo nella realtà di ciò che fanno e di ciò che dicono.
E questo peggiorerà, perché non sono più, come ha detto bene il compagno, burattini che decidono. Chi decide sta più in alto: banchieri e imprenditori transnazionali.
Il cammino che abbiamo trovato, l’orizzonte su cui cammineremo, è quello che abbiamo già detto: il comune. E sappiamo che è proprio questo che non gli piace. Ed è una delle cose che il sistema in Messico è riuscito a fare oggi, ciò che non riuscirono a fare i priisti e i panisti.
Mai, lungo tutta la dominazione del PRI e del PAN, avevamo visto ciò che vediamo oggi. Non solo ci hanno divisi in partiti politici, ma perfino in religioni. Ora ci hanno divisi, hanno spezzettato la nostra terra. E questo ha dato risultati per i ricchi e per i cattivi governi. Non per quello a cui hanno dato un pezzo di terra.
E non è vero: quella terra era già sua, apparteneva a suo padre, a suo nonno o a suo bisnonno. Era la sua terra. Prima gliel’hanno spezzettata, e poi dicono di avergliela data. Ma la verità, dentro la verità, è che i grandi latifondisti in Messico sono ancora lì, e quelli sì che non li toccano.
Com’è possibile? Poche persone hanno migliaia di ettari. Quello che stanno facendo è spezzettare ciò che già hanno per poi tornare a comprare la terra. Questa è la politica, la cattiva politica, ingiusta e sbagliata, perché non è il popolo che l’ha pensata.
Per questo diciamo: non vogliamo essere proprietari. Non sto parlando solo della terra, ma di tutto. Non vogliamo più il “mio” e l’“io”. Quello che diciamo con il comune, forse alcuni diranno che è una follia. Sì, possiamo accettarlo: una follia. Ma per tutti, non per pochi.
Il comune è pensato per venti, quaranta, sessanta, ottanta, cento, centoventi anni, e per tutto il tempo che sarà necessario. Dove non esista nulla di proprietà. Dove ci sia uguaglianza. Uguaglianza in tutto. Dove finisca il fatto che non veniamo presi in considerazione come popolo, come donne, come uomini, di qualunque settore siamo.
Siamo noi che lo conosciamo meglio, come dovrebbe essere la nostra vita. Uomini e donne del campo e della città. Non sono loro, quelli di sopra, a decidere. Non conoscono. Sono loro che producono l’ingiustizia.
Quando diciamo che è per centoventi anni, sono due anni che abbiamo iniziato, quindi ci mancano ancora centodiciotto anni. È il cammino che ci resta. È il lavoro che ci resta. È quello che dobbiamo pensare, studiare, analizzare e mettere in pratica. La pratica dimostrerà se ci sbagliamo. La loro pratica l’abbiamo già vista: è totalmente una menzogna. Non serve al popolo.
Per questo, compagni e compagne, basi di appoggio, giovani, giovani, compagne e compagni miliziani, questo è il nostro compito da qui in avanti. Perché la parola “comune” non è una cosa qualsiasi. È molto più difficile e molto più grande di quella del ’94. Perché significa strappare dalle radici il sistema capitalista. Vuol dire togliere dalla nostra testa ciò che ci hanno messo con la forza.
Ma compagni e compagne, noi dobbiamo capire due cose. Il comune è per porre fine alla proprietà. Ma è anche il nostro modo comune di governarci autonomamente. E questo non lo abbiamo nemmeno noi zapatisti in modo compiuto. Non abbiamo un libro che lo abbia già costruito, come non lo avevamo più di trentuno anni fa, quando eravamo nella clandestinità. Non lo abbiamo.
Per questo dobbiamo ricominciare, ed è ancora più difficile. Ma dobbiamo renderlo possibile. Perché andremo con la realtà della vita, con il perché e il per che cosa del comune.
Allora, compagni e compagne, sto parlando a voi, stiamo parlando a noi stessi, uomini e donne zapatisti. Perché vi parlo, compagni e compagne zapatisti? Perché il comune che stiamo dicendo non è solo per noi zapatisti. È per il popolo del Messico e per il mondo.
Questo significa che da ora in avanti siamo responsabili. Dobbiamo pensare, proporre, discutere, analizzare. E la cosa più difficile è prendere decisioni insieme ai nostri popoli.
Siamo convinti che questa sia l’unica strada. Non ne troviamo un’altra per noi zapatisti per porre fine al sistema capitalista. Crediamo e sentiamo che sì, è il comune. Perché il comune è l’opposto del capitalismo. Proprietà da una parte, comune dall’altra. Totalmente opposti.
È per questo che ci odieranno e vorranno ucciderci. E solo uccidendoci potranno farlo, così la pensano i ricchi del Messico e gli imprenditori transnazionali. Ma si sbagliano. Perché resteranno sopravvissuti. Perché resteranno altri fratelli e sorelle in città e in campagna. Loro sapranno perché ci avranno ucciso.
Il comune che stiamo proponendo è l’unica salvezza su questo pianeta Terra. Per la nostra vita come esseri umani e per la vita degli altri esseri che vivono su questa terra. Solo il comune ci salverà.
Per questo serve organizzazione. Noi zapatisti lo sappiamo già. Lo ricordiamo solo perché non ce ne dimentichiamo. Perché dobbiamo organizzarci ancora di più da qui in avanti per mettere in pratica il comune. Esempio, luce e specchio: questo siamo.
Non ci sbagliamo in quello che diciamo. Perché ci basiamo sulla realtà che vediamo, che guardiamo, che annusiamo, che ascoltiamo e che sentiamo fisicamente. Per questo non ci sbagliamo. È evidente come siamo sempre più distrutti, sempre più divisi da loro.
Vorranno distruggerci in mille modi. Faranno di tutto: dividerci, distruggerci, demoralizzarci, comprarci, cooptarci e molte altre cose. Per questo, compagni e compagne, oggi dobbiamo essere molto più organizzati, come trentadue anni fa, nella lotta politica, ideologica e pacifica.
Noi saremo sempre pacifici. E se non ce lo permetteranno, ci difenderemo come ci hanno insegnato i nostri compagni caduti trentadue anni fa. Siamo come loro. E come loro siamo disposti e disposte. Abbiamo una grande responsabilità, compagni e compagne. E lo faremo perché non c’è altra scelta.
Tutti quelli che sono ancora ingannati, nostri fratelli e sorelle del campo e della città che credono che esista un’altra via, non è vero. L’orizzonte lo abbiamo già, lo abbiamo trovato. Ed è per la vita. Per la vita umana e per le altre vite.
Per questo, compagni e compagne zapatisti, compagne e compagni del Messico e del mondo, quelli presenti qui e quelli che ci ascoltano attraverso altri mezzi, organizziamoci. In ogni luogo in cui viviamo.
Il comune che diciamo deve partire dalla realtà di ciascuno, dalla situazione in cui vive. Così come noi qui pensiamo il comune a partire dalla nostra realtà, da come viviamo, da come ci tengono il cattivo governo e il sistema. Su questa realtà costruiamo il comune.
Invitiamo anche voi a fare lo stesso là dove siete, perché siete voi che conoscete perfettamente la vita dove vivete. Su questa base pensate come potrebbe essere il comune, o cercate un’altra forma se vedete un altro modo per porre fine alla proprietà.
Come abbiamo condiviso in questi giorni, crediamo che siamo noi, lavoratori e lavoratrici del campo e della città di questo pianeta Terra, a produrre la ricchezza di quelli che ci maltrattano, ci umiliano e ci calpestano. Dobbiamo avere tutto questo in comune.
Noi qui cominceremo a fare i primi piccoli passi, come abbiamo già condiviso in questi giorni. Perché crediamo che la libertà di cui si parla in Messico, noi zapatisti, uomini e donne, ce l’abbiamo già. Ma non ce l’hanno data: l’abbiamo conquistata. La democrazia è nostra, ma l’abbiamo conquistata. La giustizia che stiamo praticando è nostra, ma l’abbiamo conquistata.
Certo, ed è bene dirlo chiaramente: è stato attraverso la violenza, come abbiamo già detto poco fa. Perché ci avevano chiuso tutte le porte, avevano chiuso le finestre e avevano chiuso persino le fessure. Non c’era altra possibilità. Così è stato. E non c’era altra strada. Se davvero vogliamo la libertà, la giustizia e la democrazia per noi, lavoratori e lavoratrici del campo e della città, dobbiamo conquistarle.
Fratelli e sorelle del Messico e del mondo, vogliamo invitarvi a nuovi incontri di condivisione. Nel 2026, di arti come teatro, pittura, letteratura, musica e altre arti. E anche a semilleros di pensiero critico, con ONG per i diritti umani e altri.
Condividere il nostro fare: di lotta, di organizzazione, di lavoro, di cambiamento vero, creato dal basso, da noi che siamo gli eterni dimenticati e dimenticate. Nessuno lotterà per noi. Lo abbiamo già vissuto: tanti inganni, tante manipolazioni, tante ingiustizie di ogni tipo. Dovremmo dire basta.
Crediamo che tocchi a tutti noi, quelli di sotto del mondo, costruire un mondo nuovo e vero. Non dobbiamo dividerci tra quelli di sotto di fronte a questo sistema capitalista, perché soffriamo tutti la sua malvagità, la sua crudeltà, la sua disumanità.
Possiamo avere differenze nel modo in cui immaginiamo una nuova vita. Ed è proprio questo che vogliamo condividere, per aiutarci a migliorarla. A questo vi invitiamo, compagni e compagne, fratelli e sorelle del Messico e del mondo.
Vi comunicheremo quando e dove, perché per ora dobbiamo ancora usare il denaro. È una contraddizione, ma è così che possiamo incontrarci. E questo significa che dobbiamo pensare, trovare idee, immaginare come sarà un giorno un mondo senza denaro. Sarà una sfida per tutti e tutte.
Fratelli e sorelle del Messico e del mondo, questo è ciò che volevamo dire. Il lavoro che abbiamo davanti richiede coraggio, pensiero, sforzo, sacrificio. Andiamo avanti con tutti gli animi, perché c’è molto lavoro da fare.
Ci saranno compagni e compagne che si stancheranno. Ma quelli di noi che sono disposti devono continuare. Non basta ricordare i nostri compagni caduti: dobbiamo continuare ciò per cui sono caduti.
Per questo, compagni e compagne zapatisti, compagni e compagne del Messico e del mondo, fratelli e sorelle del Messico e del mondo, vi presentiamo questo. Perché il comune ci manca ancora molto. Ma sappiamo che, con tanto lavoro, tanto pensiero, tanto sforzo e tanto sacrificio, passo dopo passo arriveremo a ciò che vogliamo: libertà, giustizia e democrazia.
Grazie mille.
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